Cittadina di 4000 abitanti, a dieci chilometri da Monteleone. Ebbe 11 vittime. Apparentemente il paese sembrava essere scampato alla furia devastatrice del terremoto. Ma, quasi la totalità degli edifici e delle case erano rimaste gravemente lesionati e di conseguenza dichiarati inagibili, nonostante queste strutture furono costruite ex novo dopo le terribili distruzioni subite nei terremoti del 1639 e del 1783. Sotto le macerie delle case crollate rimasero 11 vittime e moltissimi furono i feriti. L’ospedale reso pericolante, fu improvvisato dentro tre preesistenti baracche logorate dal tempo: umide e senza pavimentazione. I feriti, erano curati alla meglio con quel poco di materiale sanitario che le suore della carità avevano a disposizione. L’8 settembre, in paese, doveva svolgersi la tradizionale fiera del bestiame e molti degli allevatori e diretti interessati provenienti dai paesi vicini vi pernottarono ignari di quello che stava per succedere, due di loro rimasero sotto le macerie.
Anche il Seminario e l’Episcopio, costruiti con mura solidissime, subirono danni ingenti tanto che i seminaristi furono allontanati. La cattedrale, in più parti lesionata, venne chiusa al culto, la volta era in più punti letteralmente spaccata, le mura laterali presentavano profonde fessure, l’arco del coro era completamente fracassato e la cupola rovinata. L’appartamento del Vescovo era quasi interamente crollato. Fortunatamente la notte del disastro il vescovo Mons. Giuseppe Morabito si trovava a Reggio Calabria. Dell’Episcopio, rimasero solo i muri che, peraltro, minacciavano di cadere da un momento all’altro, il tetto non esisteva più. Inagibili erano, inoltre, l’ospedale e l’Istituto di San Giuseppe.
Gli stessi abitanti rimasti illesi, dopo qualche ora di totale smarrimento e di terrore fisico e psicologico, si prodigarono senza mezzi e a mani nude a disseppellire dai calcinacci vittime e persone ancora vive e curare alla meglio i numerosi feriti. Anche i giovani seminaristi, senza risparmiarsi, si prodigarono a soccorrere feriti e bisognosi. Il brigadiere dei Reali carabinieri in servizio a Mileto, con i cinque suoi subalterni, a rischio della loro vita salvarono dalle macerie vite umane: “Sono sei giorni che indossano la divisa giorno e notte senza mai togliersela”, scriveva il Malagodi. Il Vescovo Mons. Giuseppe Morabito, rientrato da Reggio Calabria, organizzò i primi importanti e vitali soccorsi che contribuirono a salvare molte vite umane non solo a Mileto ma in tutto il territorio colpito dal terremoto. Nonostante il suo precario stato di salute, trascorse giorni e notti in giro tra i feriti ed i sopravvissuti distribuendo pane e tutto ciò che poteva dare. Assieme ai suoi giovani seminaristi organizzò le cucine da campo ed i primi improvvisati ospedaletti. Mons. Morabito, uomo e sacerdote instancabile, sollecitava la costruzione delle baracche, prima dell’arrivo delle piogge autunnali che avrebbero fiaccato ancora di più il fisico e lo spirito dei sopravvissuti. Ma occorre amaramente evidenziare che ancora al 12 settembre, a distanza di cinque giorni dal tragico evento, il Governo non aveva provveduto ad inviare nessun aiuto mentre la gente di Mileto scavava ancora tra le macerie alla ricerca di eventuali superstiti.
E proprio il 12 settembre, una vecchietta venne estratta dai calcinacci ancora viva avvolta in un lenzuolo utilizzato come barella, fu portata sotto una tenda per tentare di strapparla alla morte. Quindi, dall’8 settembre, a distanza di tanto tempo, non un solo soldato del Genio venne inviato a Mileto, né una sola baracca venne costruita, “nonostante le promesse dei governanti di Roma, la presenza dei Militari del Genio avrebbe risollevato il morale della popolazione”. Protestava il Sindaco del tempo sig. Cannella Inzitari. Tra gli aiuti che Mileto ha ricevuto segnaliamo quelli del Comitato di Soccorso Palermo a favore della Casa di Ricovero per anziani abbandonati della città. Il Comitato Messinese donò lire 7.000 a favore dell’Ospedale e della Casa di Ricovero per anziani. Il Comitato Livornese, inviò la somma di lire 1.000 per la Casa di Ricovero per anziani.
EDITING BY Domenico Lico – Gruppo Facebook “Mileto WEB”
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